Revistes Catalanes amb Accés Obert (RACO)

La grammatica dello spazio nel Petrarca latino : le epistole e i loro intertesti medievali

Francesco Stella

Resum


Studi recenti hanno dimostrato in Petrarca un’autocoscienza lucidissima del significato ideologico della rappresentazione geografica e insieme del senso che questa assume nella biografia culturale del poeta. Con l’Itinerarium Petrarca cerca di superare l’orizzonte della crisi politica trecentesca stabilendo un orizzonte alternativo che coinvolge l’amico Mandelli e insieme, attraverso le cerchie dei primi lettori napoletani e ferraresi, la posterità. Ma questo processo si registra in modalità diverse anche nelle epistole Familiari e metriche: con questo modello implicito di Petrarca pone la patria italica su un piano superiore in un’epoca in cui essa non esiste ancora come soggetto politico, e ne individua le specificità ricavandole dalla propria esperienza di viaggio e di lettura, frammentarie e discontinue nella formulazione ma unitarie nel disegno, che fanno del viaggio un unico grande tropo della coscienza di Petrarca. Il contributo di Francesco Stella sperimenta l’applicazione ad alcune epistole metriche di Petrarca delle analisi sulla retorica dello spazio che sono state tentate per altri grandi scrittori latini. Se è vero che «il Canzoniere non parla se non degli occhi» (Bertone), potremmo dire infatti che le epistole metriche non cantano se non i luoghi, sempre percepiti dagli occhi del poeta o di quelli cui, come specchi di sé, si rivolge. Quasi ogni lettera contiene descrizioni di regioni e città, racconti di viaggio e ambientazioni di aneddoti, confronti fra paesi e nazioni, ricordi di località e cataloghi di popoli, di venti, di fiumi e di prodotti che rappresentano non tanto sentimenti e umori quanto spazi culturali e proiezioni biografiche. Si direbbe che la modalità peculiare di Petrarca è la spazializzazione delle categorie mentali e soprattutto storiche, l’esternalizzazione del soggetto culturale. L’indagine coglie in una poesia latina che è (a un’analisi puntuale dei modelli) assai più medievale di quanto non si sia voluto credere, il punto di innesto della nuova estetica dello spazio, quella appropriazione della geografia alla percezione del soggetto lirico che è la rivoluzione petrarchesca del canzoniere. Se nella poesia volgare di Petrarca il paesaggio diventa Reflexionsraum del soggetto e insieme sguardo esterno che gli dona una nuova oggettività, in quella latina questa operazione è realizzabile solo entrando in dialogo intertestuale con la tradizione (anche recente) che ne ha generato il linguaggio, col repertorio retorico che ne consente la comunicabilità.

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