Revistes Catalanes amb Accés Obert (RACO)

Le malattie della mente nel volgarizzamento mantovano del De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico (Libri I-IV, V, VII)

Rosa Casapullo

Resum


Le enciclopedie sono una fonte interessante per lo studio delle conoscenze relative alle malattie mentali nel Medioevo. Una delle enciclopedie più diffuse nel Duecento e nel Trecento è il De proprietatibus rerum del frate francescano Bartolomeo Anglico, che dedica molto spazio alla fisiologia e alla patologia del corpo umano. Quest’enciclopedia venne tradotta per la prima volta in un volgare romanzo a Mantova, tra la fine del Duecento e i primi del Trecento, dal notaio Vivaldo Belcalzer. Belcalzer tradusse, riassumendolo, il trattato del frate francescano, e si sforzò di adattare le sofisticate nozioni della philosophia naturalis alle esigenze di un pubblico ignaro di latino ma desideroso di approfondire le proprie conoscenze scientifiche. Il testo del notaio mantovano rappresenta, quindi, un serbatoio ricchissimo del lessico e delle nozioni che possono essere approssimativamente definite psichiatriche. Nel De proprietatibus rerum e nel compendio del Belcalzer sono descritte, in particolare, la frenite, la mania e la letargia. Tra la fine del Duecento e il Trecento le nozioni basilari e il lessico relativi alle principali affezioni della mente cominciarono a circolare anche in altri testi, letterari e no, scritti in volgare. In particolare la frenesia sembra acquisire uno spazio privilegiato nei testi dei mistici, dei moralisti e dei predicatori.

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